La mia casa gialla, in un'altra lingua
Per anni, la sera, ho tradotto le parole degli altri. Sottotitoli di serie asiatiche, dall'inglese all'italiano, per il puro piacere di farlo. Un attore coreano piange in una stanza in penombra, l'inglese sotto l'immagine dice una cosa, e io devo trovare il modo di dirla in italiano senza tradirla. Senza aggiungere, senza togliere. È stato proprio lì, tra una battuta e l'altra, che è nato Mae Son-Jun: un giovane uomo in lacrime, con una fotografia sbiadita in mano.
Ora succede il contrario. Il mio primo romanzo arriva negli Stati Uniti, pubblicato da Red Penguin Books, con il titolo The Yellow House. Stavolta le parole da traghettare sono le mie, e sono io quella che aspetta, un po' in ansia, di sapere cosa ne resterà dall'altra parte.
Il viaggio di Jean, il viaggio del libro
C'è una coincidenza che mi fa sorridere. Il romanzo racconta un viaggio: Jean Mae, scrittore franco-coreano, lascia la Corea per cercare la madre scomparsa ventinove anni prima. Ha in mano poco più di una vecchia foto e qualche ricordo d'infanzia che si sta sbiadendo. Da Seul a Parigi, da Parigi alle colline toscane, fino a un luogo misterioso dove la sua vita cambierà per sempre.
Jean parte per trovare qualcuno e, strada facendo, trova se stesso. Credo che a un libro tradotto accada qualcosa di simile. Parte per raggiungere nuovi lettori e, attraversando un'altra lingua, scopre di sé cose che l'autore non sapeva.
Jean, del resto, è già un personaggio "tradotto". Ha due nomi, due culture, una madre che non ricorda. Vive da sempre in quello spazio di mezzo tra una lingua e l'altra, dove nulla coincide del tutto. Forse è per questo che non ho paura di lasciarlo andare...
Cosa si perde, cosa si trova
Chi traduce sa che ogni lingua ha le sue stanze chiuse. Ci sono parole italiane che in inglese non esistono, e viceversa. Il ritmo di una frase, il suono di un nome, quella sfumatura di ironia che in italiano sta in un aggettivo messo al posto giusto: non tutto passa il confine intatto.
Quando preparavo i sottotitoli, lo vivevo come un cruccio. Adesso che il testo è mio, lo guardo con più tenerezza. Una traduzione non è una fotocopia, è una lettura. Qualcuno ha preso le mie frasi, le ha ascoltate con attenzione, ha cercato il loro respiro e lo ha restituito con altri polmoni. Se qualcosa si perde, qualcos'altro si trova. Rileggendo il mio libro in inglese ho notato dettagli che avevo scritto senza accorgermene, come quando senti la tua voce registrata e ti sembra quella di un'altra persona. Un po' straniera, eppure tua.
Lasciar andare
Un libro tradotto è un figlio che parte. Porta con sé il tuo sguardo, ma impara a parlare con altre parole, incontra persone che non conoscerai mai. Qualcuno, in una libreria americana, leggerà di una casa gialla in Toscana e forse sentirà l'odore delle colline di fine estate senza esserci mai stato. Io non sarò lì a spiegare nulla. E va benissimo così.
Una casa per tutti
La Casa Gialla, nel romanzo, è un luogo che custodisce segreti di famiglia e legami che resistono ai decenni. Mi piace pensare che, da oggi, sia anche una casa con due porte: una che si apre sull'italiano, l'altra sull'inglese. Dentro, le stesse stanze, la stessa luce. Spero che chiunque vi entrerà dopo di me si sentirà un po' a casa propria.
Articolo correlato: https://redpenguinbooks.com/the-yellow-house/
.
