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Nel cotonoso raplaplà di Bologna..., il tipo di quella donna dall'anima fosforica e smagliante come un metallo vetusto mi avvolgeva di un turbine di esistenza remotissima e futurissima.
- A. Savinio
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domenica 8 gennaio 2023

IL GIOCO DELLE OMBRE - Scheda personaggio: Arthur Evans

"Il barone e la baronessa Evans di Windermere avevano avuto solo due figli maschi. Appena diciottenne, al primogenito, Edward, era giunta in eredità una grossa proprietà terriera insieme al titolo e alla responsabilità di tramandare il nome della nobile famiglia, in seguito alla morte del padre in un incidente di caccia. Arthur, il figlio cadetto, una volta adulto si sarebbe invece dovuto accontentare di una casa più modesta e di terreni di poco conto, com’era ancora consuetudine tra le famiglie nobili. Alla madre sarebbero naturalmente rimasti l’appannaggio del titolo e l’usufrutto della casa, che avrebbe condiviso con Edward fino al momento in cui si fosse sposato. Cinque anni dopo però, allo scoppio della seconda guerra mondiale, Edward aveva chiesto e ottenuto di partire per il fronte e combattere per la patria. Così, "inutilmente come aveva vissuto sino a quel momento", a detta del fratello, era anche morto, senza figli, lasciando il titolo vacante. Perciò, quasi all’improvviso e senza che lo avesse mai desiderato, Arthur aveva finito per ereditare tutto, e pur tuttavia si era intestardito a vivere modestamente a Hiraeth House, lasciando alla madre il godimento delle proprietà di famiglia e ostinandosi a non adempiere ai suoi doveri di Pari del Regno. Scelse persino di omettere il titolo di barone da tutti i documenti che lo riguardavano. La ragione era che, nel maggio di quell’anno, il 1943, non ancora ventenne, aveva incontrato Gwyneth Glenn, una gallese poco più giovane di lui, di cui si era perdutamente innamorato, e che lo ricambiava. La baronessa non avrebbe tuttavia mai permesso al giovane di sposare una ragazza di una classe sociale tanto inferiore, così non gli restò altra possibilità che iniziare con lei una relazione clandestina e vivere spontaneamente ai margini di quella élite sociale in cui era cresciuto, prima che potesse esserne giudicato e condannato. Purtroppo, la loro storia era tragicamente finita pochi mesi prima della conclusione del conflitto mondiale. I mesi forse più lunghi e più difficili nella vita del giovane barone. Di fatto, ancora dopo moltissimi anni, lui si chiedeva che fine fosse mai toccata alla sua Gwen o se ancora vivesse da qualche parte. Le probabilità che fosse sopravvissuta erano tuttavia davvero minime. Per molto tempo, aveva sperato invano di rivederla almeno un’ultima volta, oppure di scoprire il luogo della sua sepoltura. Se ci fosse riuscito, le avrebbe chiesto perdono. E ora che gli restava poco da vivere, pregava che avvenisse il miracolo e Dio gli permettesse di rimediare ai suoi peccati. Forse Dio non era però quello compassionevole del Vangelo, bensì davvero la divinità implacabile descritta nell’Antico Testamento e, in tal caso, era certo non l’avrebbe mai perdonato, neppure di fronte a un pentimento sincero."

venerdì 30 dicembre 2022

IL GIOCO DELLE OMBRE - Nomen Omen: il personaggio di Mae Han-Ji e il significato del suo nome.

 

"Il nome è un presagio", nel caso del personaggio della piccola Angie (Han-Ji) il nome è piuttosto un'eredità - culturale e familiare - e insieme un anelito. 

Nelle altre lingue non esiste una traduzione che si avvicini lontanamente alla parola “han”. Il teologo Minjung, Suo Nam Dong, ha descritto l’han come “un sentimento di risentimento non risolto verso le ingiustizie sofferte, un senso di impotenza causata da situazioni travolgenti verso il singolo, un sentimento di dolore acuto nelle proprie interiora, che costringe il corpo a contorcersi e torcersi, e un ostinato impulso di avere vendetta e di correggere i torti subiti”.

Ma entriamo meglio in dettaglio.

Le origini dell’han coreano sono attribuite a tutte le ingiustizie che questo Paese ha subito nel corso dei secoli; come sappiamo la Corea è stata uno stato vassallo, un campo di battaglia, schiavizzata da nazioni e regni molto più potenti di lei per molte e molte volte.  Mettendola in un altro modo, l’han è un concetto antropologico che opera su tanti livelli, da quello più alto storico nazionale a un sentimento psichico più intimo della persona. L’agente superiore che può aver provocato il torto può essere vario; qualche volta il governo, qualche volta i ruoli familiari, qualche volta il fato e la fortuna. Virtualmente qualsiasi persona proveniente dalla Sud Corea può possedere questo dolore insito dentro di sé dato da un forte senso di ingiustizia. Qualsiasi straniero che si affacci alla cultura coreana per capirla deve conoscere questo sentimento e la sua potente influenza nella vita quotidiana di tutti i giorni. L’han è l’opposto del karma: mentre il karma si ripulisce di vita in vita in base alle azioni compiute, l’han si accumula e viene passato di generazione in generazione. Nonostante tutto però, il concetto di han non è prettamente negativo; storicamente è associato alla creazione di una complessa bellezza e non si riferisce solo a un trauma senza soluzione ma anche alla sua risoluzione. L’han è l’esempio di come la storia di un popolo può essere interiorizzata dai suoi individui e nello stesso tempo crei connessioni orizzontali di empatia e identificazione.

(fonte: Ambasciata della Repubblica Coreana in Italia)

Ma veniamo alla seconda parte del nome: "Ji". Questa parola, di origine sino-coreana che ha il suo equivalente cinese in "Zhi", significa "sapienza", quindi "Han-Ji" significa in breve "sapienza derivata dall'han, da quel sentimento di ingiustizia subita ed ereditata dal passato familiare di cui parlavo prima e chi ha letto La Casa Gialla, avrà già inteso a cosa mi stia riferendo.

Han-Ji è la conclusione di un ciclo vitale e l'inizio di uno nuovo e allo stesso tempo il filo rosso che collega le due parti di un dittico che esplora in modo differente la medesima domanda: "Quanto influisce sul nostro destino l'eredità culturale, economica, ed emotiva della nostra storia familiare?" 

Han-Ji, il frutto della prima parte, rappresenta una risposta di speranza e rivalsa, e dunque quale sarà la risposta formulata alla fine de "Il gioco delle Ombre"? Ovviamente lo scoprirete solo acquistando il libro, in uscita il 16 gennaio.

Felice Anno Nuovo di Speranza e Rinascita a tutti! 

________

Ecco il breve estratto dove incontriamo per la prima volta la piccola Han-Ji:

"Per quella sera, la pace era finita, almeno per un paio d’ore, sino a che non avesse soddisfatto tutte le richieste di Han-Ji. Un colpo secco, assestato con rabbia alla porta, lo indusse a dar segni di vita.

«Ancora un istante, tesoro e sono da te. Lasciami giusto il tempo di asciugare i capelli.»

La voce suadente dell’uomo non riuscì a blandire la furia dell’assalitrice. Un altro colpo alla porta. Più forte.

«Appa! La mamma dice che devo fare la nanna, se non esci subito. Non voglio la nanna, voglio il gioco delle mani!»

Il “gioco delle mani”, reclamato dalla voce infantile fuori dall’uscio, era in realtà l’antico gioco delle ombre cinesi, con cui la dilettava il padre mentre narrava fiabe estemporanee animate da lupi, conigli e a volte anche giraffe ed elefanti. Jean tirò un lungo sospiro e rimise il phon nel cassetto. Aprì la porta e abbassò lo sguardo a un’altezza di circa un metro da terra, sulla sommità di una testolina arruffata di capelli castani raccolti in due trecce. La bimba teneva il volto rivolto verso l’alto e stava osservando il padre con aria di sfida, i piccoli pugni piantati sui fianchi, come aveva visto fare alla madre quando era arrabbiata. Son-Jun la trovava adorabile, con quello sguardo feroce, la bocca imbronciata e due guanciotte paffute da baciare. Le diede un buffetto sul naso e le allungò una mano perché l’afferrasse.

«Vieni. Va’ di là da mamma e preparate insieme un po’ di frutta, mentre mi vesto. Vi raggiungo subito.»

«Keure!» (d'accordo)."

martedì 13 settembre 2022

LA CASA GIALLA - Scheda personaggio: Alessandro Martini

 

Per gli appassionati di Drama come me, Alessandro Martini riveste il classico ruolo, importante ma spesso scomodo, di "second lead" maschile, cioè del co-protagonista che si contende con Jean le attenzioni della protagonista femminile. Alessandro è infatti l'ex di Angelica, intenzionato a riconquistarla con ogni mezzo e sostenuto nei suoi sforzi dal padre della ragazza. È convinto di essere l'uomo perfetto per lei e non ha alcuna intenzione di arrendersi. Quando all'orizzonte si profila un rivale, le sue sicurezze iniziano  però a vacillare.

Ecco qui un estratto del libro per presentarlo:

Un’auto sportiva decappottabile stava risalendo il vialetto della Villa e il padrone della dimora si preparò ad accoglierla con un sorriso soddisfatto stampato sul volto. Ne uscì un giovane uomo intorno alla trentina, con una zazzera di folti capelli neri mossi, corti ai lati e sulla nuca. Portava barba e baffi ben curati e vantava una bella abbronzatura, messa in risalto da una camicia di lino bianca, aperta sul collo. Era alto e atletico, ma non ostentatamente muscoloso. A prima vista, si poteva intuire la sua provenienza da una famiglia benestante. Il padre di Alessandro Martini era infatti un noto imprenditore della zona, ma era dalla madre, una professoressa di lettere, che Alessandro aveva mutuato l’amore per la musica classica; passione che lo aveva condotto a diplomarsi presto al Conservatorio, dove, dieci anni prima, era divenuto allievo del professor Nocenti. Era al liceo, invece, che aveva conosciuto Angelica. Per diverso tempo, l’aveva frequentata solo per via degli studi comuni, dapprima a scuola e in seguito grazie alle lezioni private di violoncello, impartitegli alla Villa, quando era ancora solo una casa di famiglia. A volte, la mamma di Angelica l’accompagnava al piano e quei pomeriggi trascorsi con i Nocenti lo facevano sentire accolto e amato più di quanto si sentisse nella sua stessa famiglia, con genitori quasi sempre in viaggio e nessun fratello a fargli compagnia. In quanto agli amici, avendo un carattere piuttosto riservato e solitario, non avrebbe saputo elencarne più di due ed erano come lui molto studiosi e poco inclini alla vita sociale. Fu dunque probabilmente per le sue assidue frequentazioni di casa Nocenti, che, al secondo anno di università, Alessandro decise che era arrivato il momento di fidanzarsi con Angelica, l’unico essere coetaneo con cui avesse sviluppato un qualsivoglia legame. Il carattere sempre allegro e solare di lei compensava i suoi silenzi e il suo temperamento malinconico. Con Angelica si sentiva perfettamente a suo agio e in più entrambi condividevano la passione per la musica e la lettura. Era facile parlare e confidarsi con lei e si immaginava che una vita insieme sarebbe trascorsa senza grossi scossoni, nella tranquillità della routine familiare. A sua volta, Angelica aveva accettato la proposta di fidanzamento come una naturale evoluzione della loro amicizia e le cose, inizialmente, erano andate anche molto bene tra di loro, forse perché, prima di tutto il resto, quella relazione rappresentava il primo vero tentativo di Angelica di smarcarsi dal controllo paterno. Con il tempo, però, Alessandro si era dimostrato ansioso ed eccessivamente protettivo nei confronti della fidanzata, che già mal sopportava le restrizioni alla libertà imposte dal padre. Vani furono i tentativi della ragazza di cambiare l’atteggiamento del futuro sposo e quando, infine, all’iperprotezione si aggiunse anche la gelosia, Angelica si ribellò e troncò di netto ogni loro rapporto. Da allora, erano passati tre anni, ma Alessandro non sembrava ancora essersi rassegnato e, periodicamente, tornava a bussare alla sua porta nella speranza di riconquistarla. 

giovedì 25 febbraio 2021

LA CASA GIALLA - Scheda Personaggio: Angelica Nocenti


Angelica è una ragazza solare, nonostante abba una storia abbastanza drammatica alle spalle. Villa delle Rose ha rappresentato per lei negli anni dell'infanzia e della prima giovinezza più di una casa: un rifugio sicuro, ma anche una prigione dorata in cui ha dovuto assistere al lento ed inesorabile decadimento psichico della madre, che l'ha condotta ad una prematura morte, pochi anni prima degli eventi narrati nel libro. Alla soglia dei trent'anni, è libera da legami e la scopriamo intenta a riflettere sul suo futuro subito dopo il rientro da un viaggio di studio in Inghilterra. Ha molti dubbi, ma è certa di due cose: non ne vuole sapere del suo ex, che vorrebbe tornare con lei, e spera di allentare il controllo che il padre ancora esercita su di lei.

Ecco l'estratto in cui il lettore la incontra per la prima volta.

***

Erano passati solo due giorni dal suo ritorno in Italia e ancora non si era riabituata ai profumi e alla luce della campagna toscana, dopo il grigiore degli ultimi mesi nella capitale inglese. Angelica aprì la porta della cucina ed uscì sulla veranda, dove gli ultimi quattro ospiti del b&b avevano appena terminato la colazione, prima di partire. Nel registro delle prenotazioni, non era annotato nulla per altre due settimane: un peccato, perché fine settembre aveva dei colori bellissimi e, nei dintorni, finalmente si potevano visitare borghi e città d’arte, approfittando di un clima favorevole e senza le solite folle di turisti che sciamavano da ogni dove durante l’estate. Ma, in fondo, era meglio per lei. Si sarebbe goduta il rientro a casa come fosse una vacanza e poi avrebbe finalmente deciso cosa fare della propria vita. Aveva rimandato troppo a lungo, trovando mille e mille scuse per non fare mai una scelta. L’ultima era che aveva bisogno di migliorare il suo inglese e certo non le si poteva dare torto, visto che suo padre lavorava nel campo dell’accoglienza turistica. Le piaceva il contatto con la gente e soprattutto le piaceva vivere in campagna. Affiancare il padre nella gestione di un Bed & Breakfast era perciò sicuramente un’opzione... eppure, quella possibilità non la convinceva fino in fondo. Tutto il suo mondo, escludendo la breve parentesi londinese, aveva sempre ruotato intorno a quella grande villa e alla sua famiglia. Se ci pensava bene, a parte la musica, i suoi libri e quella casa, non conosceva nulla del mondo. E più il tempo passava e più si sentiva insoddisfatta, chiusa in una gabbia dorata, dove non aveva bisogno di niente, eppure, in qualche modo, di tutto. Il padre aveva dedicato la sua vita a due cose: la musica, che insegnava al Conservatorio come maestro di violoncello e lei, viziandola e concedendole ogni lusso gli consentissero le sue finanze. Tentava, a modo suo, di compensare una figura materna pressoché assente, smarrita in un mondo tutto suo, fatto di piccoli lavori di giardinaggio e di lunghi pomeriggi trascorsi al pianoforte. Lui sapeva quanto la moglie amasse la loro figlia, ma era altrettanto consapevole che non fosse in grado di occuparsene, avendo lei stessa bisogno di cure costanti contro una depressione profonda che, giorno dopo giorno, la alienava sempre più dal resto del mondo. Poi, in seguito alla sua prematura dipartita, Vieri Nocenti si era dedicato alla ragazza con tale impegno da risultare quasi soffocante ad un osservatore esterno e questo atteggiamento eccessivamente protettivo aveva finito per minare la sicurezza e l’autostima di Angelica, che ora si dibatteva in un mare agitato da cui non sapeva come uscire con le sue sole forze.


sabato 30 gennaio 2021

LA CASA GIALLA - Scheda personaggio: Silvia Nocenti

 

Silvia Nocenti è la sorella maggiore di Vieri, il proprietario di Villa delle Rose, con cui ha un rapporto conflittuale da sempre. Dopo un divorzio turbolento, si è ritirata in una grande casa, dove ogni mercoledì riceve degli amici per giocare a bridge. È appassionata di giardinaggio ed è esperta di rimedi naturali per la cura delle sue piante. Ha vissuto per molti anni lontano dalla sua Toscana, dove è tornata per occuparsi della nipotina quando la salute mentale della cognata era ormai gravemente compromessa. Anche per questo è diventata una seconda madre per Angelica, che con lei si confida volentieri.

Nel seguente estratto, la vediamo appunto alle prese con la nipote:

***

La casa di Silvia Nocenti era un bell’edificio su due piani, a pianta rettangolare e in pietra a vista, ai piedi di una collina. La proprietà era assai più modesta di quella che il fratello aveva ereditato dal padre. I terreni si limitavano ad un grande giardino, che, sul fronte della casa, era arricchito da bellissime aiuole che fiorivano in periodi diversi, offrendo perciò all’occhio del visitatore, in ogni stagione, una giusta proporzione di colore. Di quelle piante, si occupava personalmente la zia, che era nota in paese per il suo pollice verde. Era nota anche per il suo interesse e per la sua pluriennale esperienza nel campo della lotta biologica agli afidi e agli altri parassiti, per cui si riforniva unicamente di oli e decotti che non arrecassero danni alla restante fauna. Questa era diventata quasi un’ossessione per lei, tanto che si era iscritta anche a diverse associazioni che diffondevano la permacoltura ed altre coltivazioni biologiche. Argomento di cui discuteva spesso animatamente con Vieri, che invece era un feroce sostenitore delle sostanze chimiche, secondo lui più efficaci ed affidabili. Fu appunto in giardino che la nipote la trovò, inginocchiata accanto a dei germogli di una qualche verzura.

“Maledetta cocciniglia! Quest’anno mi sta infestando qualunque cosa sia anche remotamente colorata di verde. Devo procurarmi altro olio bianco..."

Angelica agitò una mano in segno di saluto.

“Ciao, zia! Niente bridge, questa sera?”

La zia la guardò preoccupata. Si accorse che il sole sarebbe tramontato di lì a breve.

“Ma perché, che ore sono? Oh santo cielo, ma hai ragione. È tardi! Sono già quasi le sette e devo ancora cambiarmi e preparare gli stuzzichini per gli ospiti!”

“Tranquilla, zia. Ci sono io. Però, in cambio del mio aiuto, dovrai ospitarmi per la notte. Dopo la partita, ho bisogno dei tuoi saggi consigli.”

La donna strinse gli occhi in una fessura, cercando di capire di quali consigli si trattasse, ma le borse sotto gli occhi della ragazza e l’aria malinconica che traspariva dal suo sguardo non le lasciavano molte alternative. Era certa che si trattasse di questioni di cuore. Oppure di un'ennesima discussione spiacevole con Alex o con il padre. O tutto quanto assieme. Ma in ogni caso l’avrebbe scoperto a breve, quindi si alzò senza perdere altro tempo e diede disposizioni alla nipote perché si mettesse subito all’opera, in cucina.


lunedì 18 gennaio 2021

LA CASA GIALLA - Scheda personaggio: Tancredi

 

Tancredi è il giardiniere di Villa delle Rose, dove è succeduto al nonno, che prima di lui e per molti anni si era occupato della proprietà della Famiglia Nocenti. È un giovane ambizioso, che desidera viaggiare e spera di riuscire presto ad andarsene dal b&b per inseguire i suoi sogni. 

Nell'estratto che segue, lo vediamo alle prese con Anna, la cuoca.

***

Anna, cuoca e tuttofare di Villa delle Rose, aveva appena terminato di riassettare la cucina e si apprestava a fumarsi la prima sigaretta della giornata nel dehors, quando, con la coda dell’occhio, vide che il gatto nero di casa, un tipo smilzo dagli occhi verdi, stava entrando di soppiatto dalla porta-finestra socchiusa dietro di lei, portando un uccellino morto tra le fauci.

“Sciò, via di qua, Merlino! Smettila di portare in casa animali morti. Lo sai che il tuo padrone poi te la fa pagare. Se vivi ancora qui, è solo grazie alla signorina Angelica.”

Tancredi aggiunse:

“Prima o poi lo avvelenano, quel randagio...”

“Ma che dici? Adesso non esagerare!”

“Non sarebbe il primo gatto che fa una brutta fine, in questa famiglia...”

“Ma solo perché i giardinieri di casa si dimenticano sempre aperto il casotto degli attrezzi. Il gatto della signora Aimée morì proprio perché si mangiò il veleno per topi che stava sullo scaffale nel casotto.”

Tancredi tirò su col naso e si lisciò la barba incolta.

“Sarà... ma se non fosse per la paga, io qui non ci verrei più a lavorare. Aveva ragione mio nonno quando mi raccomandava di stare lontano dalla Villa. Prima di morire, mi ripeteva spesso di “non andare a lavorare alla 'casa del nido del cuculo’”.

“Non ci sono cuculi nella proprietà.”

“No, era una metafora... voleva dire che questa era una casa di pazzi, per via di quel film con Jack Nicholson.”

Anna si portò una mano alla bocca.

“Vuoi dire che la signora Aimée avrebbe avvelenato il suo gatto?” 

“No. Sto solo dicendo che–“

Il giovane alzò all’improvviso gli occhi verso una finestra del piano superiore. La cuoca le dava le spalle, perciò non vide quello che aveva attirato l’attenzione di Tancredi. Certo qualcosa che lo innervosì tanto da fargli spalancare gli occhi ed interrompere subito la conversazione. Afferrò dunque il rastrello che aveva appoggiato ad un albero e si dileguò, prima che Anna potesse fargli altre domande.

***

sabato 9 gennaio 2021

LA CASA GIALLA - Scheda personaggio: Vieri Nocenti

 

È il proprietario di Villa delle Rose,  una grande casa patrizia sulle colline delle crete senesi. Dopo esser diventato vedovo, ha trasformato la residenza di famiglia in un b&b, dove vive con la figlia non ancora trentenne. È professore di violoncello ed insegna al Conservatorio. Piuttosto riservato e asciutto nei modi, si dimostra iperprotettivo e assillante nei confronti della figlia, con la quale cerca di far valere la propria autorità paterna, nella speranza di condizionarne le scelte di vita.

***

Qui lo trovate in un estratto in cui il protagonista lo incontra per la prima volta:

Davanti all’ingresso principale, [Son Jun] venne accolto da un uomo di mezz’età con capelli e barba bianchi. Aveva un’aria molto aristocratica e fiera, con un vezzo da intellettuale che lo faceva chiaramente identificare con il proprietario della villa. Sembrava un uomo dedito alla lettura e ad altri ozi di tipo culturale. Forse l’avrebbe preso in simpatia, se avesse saputo che era uno scrittore. O almeno lo sperava.

“Buon giorno! Non ho prenotato, ma sarei felice di sapere se avete la disponibilità di una stanza singola... possibilmente a buon prezzo.”

L’uomo guardò spazientito il costoso orologio che portava al polso. Poi tornò a concentrarsi sull’ospite inatteso.

“Cosa intende, esattamente, con “buon prezzo”?” 

Jean si schiarì la voce.

“Ecco, sono uno scrittore in cerca di ispirazione e non ho purtroppo molta disponibilità, sino a che non avrò pubblicato il mio libro.”

Restò con il fiato sospeso, mentre veniva squadrato da capo a piedi, con cipiglio severo.

“Intende dire che dovrei farle uno sconto in cambio di qualche copia del suo prossimo libro?”

Jean arrossì per l’imbarazzo.

“Non mi permetterei mai. Speravo di poterla aiutare con il giardino, oppure nel cantiere che avete giù alla dépendance...”

“Mi chiede una stanza senza conoscerne il prezzo e senza sapere che tipo di ambiente offriamo ai nostri ospiti. Non è un po’ avventato? Oppure l’ha mandata qualcuno?”

Jean colse la palla al balzo e mentì.

“Ho visto le foto e le recensioni su Tripadvisor. Mi sono innamorato subito di questo posto, credo che restare qui per un po’, mi aiuterà a finire prima il libro.”

Il proprietario della villa lo squadrò nuovamente, pensieroso, prima di emettere il suo verdetto.

“Non ho prenotazioni per le prossime due settimane. Se è disposto a dare una mano al giardiniere, ci sono un po’ di lavori da finire prima dell’inverno. Potrebbe pagarmi la metà del prezzo normale, in cambio di una decina di ore di lavoro settimanali. Posso farle... 45 euro al giorno, compresa la prima colazione, che ne dice?”

Jean gli sorrise soddisfatto.

“D’accordo. Grazie mille! Mi chiamo Jean Mae, a proposito.”

Dopo un attimo di esitazione, in cui Jean scorse un rapido moto di smarrimento, l’uomo annuì, accennando persino ad un sorriso.

“Piacere. Sono Vieri Nocenti, il proprietario di questa villa. Entri pure e dica ad Anna, la nostra governante, di darle la camera bianca e che ha già parlato con me. Io stavo uscendo e sono già in ritardo. Spero che la vista sul giardino sia di suo gradimento e le permetta di scrivere un best seller. Con permesso..."

***


venerdì 8 gennaio 2021

LA CASA GIALLA - Scheda comparsa: Renée.

 

Renée (qui nell'illustrazione di Isabella Zangilrolami, che ha curato anche la copertina de LA CASA GIALLA) è uno di quei personaggi del libro inseriti per puro diletto, come semplici comparse, allo scopo di mettere in luce alcune caratteristiche del personaggio principale. Qui sotto vi regalo l'estratto in cui appare nel primo capitolo, sulla scena di un bistrot parigino. 

Buona lettura!

***

[...] Jean si voltò e vide, nell’arco della porta, una matrona vestita interamente di rosso vermiglio. Vermigli erano anche il rossetto e le unghie affilate e curate. La veste le stava stretta sul petto e sui fianchi ed era di fattura mediocre, ma il cappello che la sormontava era sicuramente un accessorio inusuale, non tanto per la foggia ardita che lo faceva assomigliare ad un vascello adornato di frange, né tantomeno per il lusso che avrebbe voluto ostentare, bensì soprattutto per il contrasto cromatico che opponeva al fulvo argentato della di lei capigliatura, ovvero proprio ciò che un cappello degno di tal nome avrebbe dovuto invece armoniosamente complementare. Nell’insieme, una visione non certo adatta ai deboli di cuore. Jean tuttavia non batté ciglio e fu lesto nel precedere il tentativo della donna di dar voce ad una sua probabile richiesta di attenzioni indirizzata al gestore. La prese dunque sotto braccio e la condusse al tavolo più vicino, poi, con un elaborato inchino, le chiese il permesso di offrirle un caffè in cambio di una domanda. La donna sembrò aver frainteso la cavalleria del giovane e affascinante uomo al suo cospetto e il suo sguardo carico di sottintesi certo non gli lasciò alcun dubbio circa il tipo di interesse che era riuscito a risvegliare in lei. Per dovere di chiarezza, si spinse comunque ad allungare una mano verso di lui, per ghermirgli un avambraccio. 

“Mi chieda pure tutto quello che vuole... bel ragazzo d’Oriente. Mi chiamo Renée, a proposito.” 

Purtroppo per la donna, la conversazione terminò non appena anche lei si trovò costretta ad ammettere di non conoscere la chiesa parrocchiale della foto e di non ricordarne neppure il nome. Tentò ancora di intrattenere il suo ospite, prima strattonandogli il braccio e poi deviandone l’attenzione sulla procacità della scollatura, ma non ottenne neppure un’occhiata furtiva di sguincio. La delusione la costrinse allora ad incurvare le spalle ed abbassare lo sguardo e, per un istante, sembrò che il vascello stesse per inabissarsi. 

***

domenica 3 gennaio 2021

LA CASA GIALLA - Scheda personaggio: Chantal de Molay


Chantal  è una giovane studentessa parigina di lingue orientali alla Sorbona, che lavora come truccatrice nei ritagli di tempo. È vivace e piena di iniziativa. Si prende subito una sbandata per Jean e coglie l'occasione di aiutarlo nelle sue ricerche per poterlo seguire. Ha un'animo un po' gipsy ed è franca e diretta. Forse anche troppo. Sa bene quello che vuole e si dimostra determinata nel perseguirlo. Nel corso della storia rivelerà una maturità maggiore di quella che le si potrebbe attribuire di primo acchito.

***

Ecco qui un breve estratto del libro in cui Jean e Chantal si sono appena conosciuti per caso... Buona lettura!


(Illustrazione di Isabella Zangirolami)

Nella stanza calò il silenzio. Per l’imbarazzo di non saper come avviare la conversazione, nel caso di Chantal e per la fame, nel caso di Jean, che in presenza dell’anziana si era trattenuto a fatica, ma ora si stava letteralmente ingozzando senza darsi pena di usare le buone maniere, neppure in presenza di un’ospite. Quest’ultima ne approfittò per osservarlo meglio. Aveva i capelli di un castano scuro, leggermente mossi e le parve di scorgervi anche qualche riflesso ramato. Erano lunghi fino a toccargli le spalle, se ricordava bene, ma ora li portava raccolti in alto, in una sorta di chignon improvvisato, tenuto stretto da un elastico arancione. Ciuffi di capelli gli ricadevano ai lati di un volto dall’ovale perfetto, la lunga frangia gli copriva parzialmente un occhio e parte della guancia sinistra. Il naso era dritto, perfettamente simmetrico e ben proporzionato. Gli occhi allungati erano sormontati da sopracciglia dai contorni netti, folte, ma ordinate e le ciglia nerissime erano stranamente lunghe. Lui sollevò lo sguardo, sentendosi osservato. Le iridi sembravano dei pozzi neri, in quel momento, eppure lei ricordava chiaramente che fossero nocciola, alla luce del sole. E in quell’istante - esattamente come il sole - le appariva bello e luminoso. Arrossì per la seconda volta in un giorno. Un evento assai raro, per lei! Si schiarì la voce, prima di parlare.

“Tu sei un artista, vero?”

Jean posò i bastoncini e si pulì la bocca.

“Cosa te lo fa pensare?”

“Principalmente il tuo aspetto, direi e il fatto che sei evidentemente uno spiantato.”

Jean abbassò gli occhi e trattenne una risatina.

“E che artista pensi che sia?”

“Da come sei vestito, mi verrebbe da dire... musicista... ma potresti anche essere un attore, o più probabilmente un modello!”

Jean scosse la testa.

“Sbagliato. Io scrivo. Libri gialli, per essere precisi. Non sono ancora arrivato alla fama, ma ci sto lavorando.”

“Però ho indovinato che sei uno spiantato, giusto?”

“Diciamo che sono in una momentanea situazione di instabilità economica. Sono appena arrivato in Europa e non ho molti risparmi, quindi dovrò arrangiarmi trovando dei lavoretti...”

Chantal fece un salto sulla sedia.

“Allora forse io posso aiutarti! Ti ho detto che studio all’Università, ma questa non è la mia sola occupazione. Nel tempo libero (cioè la maggior parte), lavoro come truccatrice per un’agenzia di modelli. Potrei presentarti. Sono abbastanza sicura che ti prenderanno; stanno facendo dei casting proprio in questi giorni!”

Jean si versò del soju, concedendosi del tempo per riflettere seriamente sulla proposta.

***

giovedì 31 dicembre 2020

LA CASA GIALLA - Scheda personaggio: Mae Son-Jun (Jean)

Iniziamo oggi la presentazione dei personaggi del libro, partendo proprio dal protagonista...

Son-Jun, o meglio Jean come preferisce essere chiamato, è di mamma francese e padre coreano.

Ha 33 anni e vive a Seoul con il padre, il vecchio patriarca della famiglia, che con il figlio maggiore, nonché fratellastro di Son-Jun, gestisce un'impresa.

È un ribelle, secondo i canoni sociali del suo Paese e la pecora nera della famiglia. Dopo l'ennesimo litigio con il padre, decide di partire alla ricerca della madre, che è praticamente fuggita dalla Corea ventinove anni prima abbandonandolo in circostanze poco chiare e che da allora non può più neppure essere nominata in casa.

Sta tentando la carriera dello scrittore di gialli, ma ricorda di più un rocker spiantato nei modi e nell'abbigliamento. Dotato di lineamenti delicati - quasi femminei per l'ottica occidentale - e di un fascino naturale, che lo rende molto popolare tra le donne, gentile e affabile, a tratti infantile, maturo e profondo in altri momenti, ha un modo tutto suo di farsi strada e trovare alleati nel corso del viaggio di ricerca che lo porta prima in Francia e poi in Italia.

Questo personaggio, interamente frutto della penna dell'autrice,  veste i panni di Jang Keun Suk, l'attore (nonché regista, modello, cantante e producer) sud coreano che l'ha ispirato, in particolare attraverso i suoi lavori "Mary è stata fuori tutta la notte" (serie TV) e "Budapest Diary" (corto).

Ecco un estratto del libro dove incontriamo per la prima volta il protagonista... Buona lettura!

***

Finalmente realizzava il suo sogno; anzi no, si trattava piuttosto di una scommessa con se stesso. Partiva senza (quasi) un soldo in tasca per l’Europa e senza nemmeno sapere esattamente quando sarebbe tornato. Tutto per rivedere lei, una madre di cui riusciva a malapena a ricordare il volto.

“Non ti permetterò di lasciare la Corea. Sai che posso farlo.”

Nella luce fioca di quell’ultima sera estiva, il volto del padre aveva un che di grottesco.

“Non ti sembra assurdo minacciarmi come fossi un liceale? È anche un po’ tardivo questo tuo discutibile senso paterno, non credi? Direi che a trentatré anni posso andarmene a pieno titolo da questa casa e–“

“Quando ti sarai tagliato i capelli e ti sarai trovato un lavoro decente, ne riparleremo. Fino adesso sono stato più che generoso con te. Ho lasciato che scorazzassi libero e facessi le tue esperienze, mentre tuo fratello si occupava delle cose serie. Ma ora basta!

Sang-Woo batté con forza una mano sulla scrivania, rischiando di danneggiare ulteriormente le sue dita, che avevano iniziato a deformarsi per l’artrite.

“A trentatré anni suonati, è tempo che abbandoni quei tuoi sogni infantili e diventi un uomo. Non ti chiedo di lavorare in azienda - fossi matto! - e nemmeno di restare in questa casa. Trovati una moglie, metti su famiglia e occupati di loro come un buon padre dovrebbe. Senza troppi grilli per la testa..."

A Son-Jun - o meglio, a Jean, come preferiva essere chiamato - ronzavano le orecchie. Provava una strana sensazione di estraneità. Strana, perché aveva sentito quei discorsi già mille volte, eppure ora gli sembrava appartenessero ad altri, e nelle sue orecchie risuonavano appena, come un’eco lontana e indecifrabile; semplicemente non lo raggiungevano più. Presto, non ne sarebbe rimasta traccia nella sua memoria. Strano che fosse suo padre, quell’uomo dai lineamenti severi, sempre accigliato, con una figura imponente che rimpiccioliva la stanza. Strano che le sue parole avessero persino smesso di ferirlo. Non nutriva più alcun dubbio, era tempo di partire. Mentre il soliloquio dell’anziano proseguiva, Jean roteò un’ultima volta gli occhi, si passò una mano sul petto, ad alleviare le tracce residue di un peso sopportato troppo a lungo, e abbassò la testa e il torso in segno di commiato. L’unica concessione alle rigide tradizioni del suo Paese che intendeva permettersi ancora.

“Addio, padre. Fattene una ragione!”

Con un gesto plateale che rischiò di trascinare con sé i portaritratti sulla scrivania paterna, si buttò sulle spalle la sacca di pelle che aveva appoggiato accanto ai piedi e uscì dallo studio con le due sole falcate di cui le sue lunghe gambe sottili avevano bisogno. Non si sarebbe mai più voltato indietro.

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