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Nel cotonoso raplaplà di Bologna..., il tipo di quella donna dall'anima fosforica e smagliante come un metallo vetusto mi avvolgeva di un turbine di esistenza remotissima e futurissima.
- A. Savinio
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venerdì 5 maggio 2023

Curiosità dalla Corea: Il Binyeo, un antico accessorio femminile e non solo.

Park Shin-Hye nel film "Il Sarto Reale"

   
    Sin dai tempi antichi, il binyeo era considerato dai coreani più di un  accessorio, poiché veniva utilizzato nella speranza di proteggere i loro villaggi e salvaguardare il benessere della loro famiglia. Allo stesso modo, gli antenati credevano che ogni binyeo conservasse un incantesimo speciale che catturava l'anima di chi lo indossava. Se le donne lo perdevano, si credeva che avrebbero perso la loro fedeltà e dignità. Era anche apprezzato come un'eredità che si trasmetteva di generazione in generazione tra le donne.


    Nella società tradizionale coreana, le donne sposate erano solite raccogliere i capelli in una crocchia e il binyeo li teneva fermi, impedendo che si allentassero e si spostassero. Era usato anche dagli uomini per lo stesso scopo, perché a quel tempo di solito non si tagliavano i capelli.


    Ci sono documenti secondo cui il binyeo fa parte della cultura coreana sin dal periodo dei Tre Regni (57 a.C.-668 d.C.). Durante la dinastia Silla (57 a.C.-935 d.C.) l'uso degli ornamenti fu limitato, in quanto ritenuti stravaganti. Solo alla famiglia imperiale era consentito utilizzare il binyeo nella forma di fenice o drago. Alla gente comune era concessa infatti un'unica opportunità di indossare un binyeo a forma di drago in occasione delle nozze. Durante la dinastia Joseon (1392-1910), le parrucche indossate dalle donne della classe sociale superiore vennero proibite, il che portò questi spilloni ad essere usati più spesso e a diventare oggetti esclusivamente femminili.


    Secondo antiche tradizioni, le ragazze indossavano un binyeo come simbolo del passaggio all'età adulta. Questo spillone rappresentava anche un'occasione d'incontro tra innamorati, dato che lo sposo lo regalava alla fidanzata come simbolo d'amore e promessa matrimoniale. 

Fonte: Korea.net

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Ne La Casa Gialla, Jean trova un binyeo in un mercatino dell'usato, insieme ad altri oggetti che normalmente componevano un corredo nuziale. Vi ricordate quali?

sabato 28 gennaio 2023

venerdì 20 gennaio 2023

La Casa Gialla partecipa a CASA SANREMO WRITERS 2023

Durante le giornate del Festival di Sanremo, avrà luogo al Palafiori e non solo una serie di eventi collaterali. Uno di questi eventi è la VETRINA di CASA SANREMO, il salotto culturale di Casa Sanremo diventato, da diversi anni, una preziosa occasione di visibilità per autori e case editrici. Un’attenta selezione di titoli anima la rassegna “Casa Sanremo Writers” in cui si alternano presentazioni di libri, readings ed incontri con autori.

Casa Sanremo Writers si è ormai affermato come uno spazio interamente dedicato all’incontro tra scrittori e pubblico dove, nei vari talk, a parlare di libri troviamo anche e soprattutto musicisti, giornalisti e personaggi di spettacolo.
Qui, nel corso delle varie edizioni, hanno trovato spazio testi di grandi firme del giornalismo italiano, appassionanti biografie di personaggi dello spettacolo ma anche storie di musica e musicisti, senza dimenticare i volumi dedicati alla formazione e la saggistica su temi di grande attualità.

È dunque con immenso piacere e una certa dose di orgoglio che posso annunciare d'essere stata invitata a partecipare a queste giornate, in cui incontrerò i lettori e i colleghi autori, racconterò di me e dei miei libri davanti alle telecamere e naturalmente vedrò passare piccole e grandi celebrità anche del mondo della musica. 

Alla vetrina di Sanremo Writer è anche abbinato un concorso letterario cui partecipa La Casa Gialla e i cui premi e menzioni speciali saranno assegnati nel corso della settimana.

Vi invito infine ad incontrarmi presso la libreria UBIK (a circa 300mt dal Teatro Ariston) il giorno 8 febbraio dalle ore 14.30 alle 16.30 per il firmacopie.

Con l'occasione ringrazio l'organizzazione di Casa Sanremo Writers e Mediavox Magazine, oltre all'autore Michele Cioffi, a cui devo la partecipazione a questa splendida iniziativa.

Arrivederci a Sanremo!

domenica 2 ottobre 2022

Del perché ho scelto di ambientare La Casa Gialla in autunno.

La Storia de La Casa Gialla è ambientata in autunno; la ninna nanna che Suzanne canta al piccolo Jean s'intitola Les Feuilles Mortes (Le Foglie Morte, ovvero Foglie d'Autunno) e non è un caso. L'autunno, infatti, non è nient'altro che una metafora dell’esistenza psichica in certe stagioni della vita che ciclicamente si ripresentano: in questa fase, molto di noi, dentro tutti noi, deve morire e decadere, preparasi a morire per lasciar spazio ai germogli che verranno in quella primavera che è archetipicamente promessa, inevitabile, imminente… 


Questa metafora si applica perfettamente anche ai miei personaggi, che nei primi capitoli del libro si avventurano per strade diverse su un cammino sconosciuto, e in quanto tale, anche spaventoso. Dentro di sé sentono crescere il bisogno impellente di liberarsi da quella parte del proprio passato che ormai ha concluso il proprio ciclo ed è divenuto un inutile peso e si riconoscono nell'attesa di un futuro ignoto, ma colmo di speranza, ben rappresentato dai colori vibranti delle foglie e dalla luce calda dell'autunno.


Così come nell’autunno inteso come stagione, analogamente anche nell’autunno interiore dei protagonisti, possiamo infatti notare che – sommessamente – qualcosa sembra che muoia, qualcosa sembra stia per andare via, qualcosa sembra stia per cadere, cade, proprio come le foglie si staccano dal proprio albero, così da loro cadono parti e frutti maturi che ormai non hanno più motivo di persistere nella loro forma, cade ciò che ha raggiunto la sua massima maturazione e che quindi deve mutare, morire, trasformarsi. Tuttavia, questa caduta e questo morire è un cedere posto -a. In questa caduta non vi è soltanto morte e fine, vi è un lasciar spazio -a… un certo porre attenzione alla caducità e all’impermanenza dell’inessenziale per accoglierla dentro di sé. Tema sempre molto caro alle culture dell'Estremo Oriente e meno frequentato oggi in Occidente.


Come scriveva Thoreau nell'opera "Tinte Autunnali", le foglie d'autunno ci insegnano come morire: «È piacevole passeggiare sopra i letti di queste foglie fresche, croccanti, e fruscianti. Come vanno splendidamente alle loro tombe! Con quanta delicatezza si sdraiano e diventano terriccio! Dipinte di mille colori, e adatte a diventare i letti di noi che viviamo. Così marciano alla loro ultima dimora, leggere e vivaci. (…) Ci si chiede se potrà mai venire un tempo in cui gli uomini, con la loro vantata fede nell’immortalità, giaceranno con altrettanta grazia e maturità. (…)»


I miei personaggi ci ricordano che per nascere veramente, occorre rinascere, e questa rinascita sembra – paradossalmente – incominciare già nell’autunno. Queste stagioni di mezzo, autunno e primavera, che stanno per così dire tra inverno ed estate, sembrano essere – per l’occhio comune occidentale – nient’altro che stagioni preparatorie, ritualistiche, preludi fugaci all’inverno e all’estate che verranno, e per quanto nella nostra cultura contemporanea la dimensione del passaggio a qualcos’altro sia sempre meno vissuta, percepita, intuita, amata, dobbiamo invece realizzare che proprio in queste due stagioni – autunno e primavera – si cela forse – e timidamente – la vita tutta quanta.


"L'autunno non è una stagione,

ma uno stato d'animo."

-Nietsche


Buon autunno a tutti i miei lettori!


P.S. A proposito, qual è la vostra stagione preferita?

martedì 13 settembre 2022

LA CASA GIALLA - Scheda personaggio: Alessandro Martini

 

Per gli appassionati di Drama come me, Alessandro Martini riveste il classico ruolo, importante ma spesso scomodo, di "second lead" maschile, cioè del co-protagonista che si contende con Jean le attenzioni della protagonista femminile. Alessandro è infatti l'ex di Angelica, intenzionato a riconquistarla con ogni mezzo e sostenuto nei suoi sforzi dal padre della ragazza. È convinto di essere l'uomo perfetto per lei e non ha alcuna intenzione di arrendersi. Quando all'orizzonte si profila un rivale, le sue sicurezze iniziano  però a vacillare.

Ecco qui un estratto del libro per presentarlo:

Un’auto sportiva decappottabile stava risalendo il vialetto della Villa e il padrone della dimora si preparò ad accoglierla con un sorriso soddisfatto stampato sul volto. Ne uscì un giovane uomo intorno alla trentina, con una zazzera di folti capelli neri mossi, corti ai lati e sulla nuca. Portava barba e baffi ben curati e vantava una bella abbronzatura, messa in risalto da una camicia di lino bianca, aperta sul collo. Era alto e atletico, ma non ostentatamente muscoloso. A prima vista, si poteva intuire la sua provenienza da una famiglia benestante. Il padre di Alessandro Martini era infatti un noto imprenditore della zona, ma era dalla madre, una professoressa di lettere, che Alessandro aveva mutuato l’amore per la musica classica; passione che lo aveva condotto a diplomarsi presto al Conservatorio, dove, dieci anni prima, era divenuto allievo del professor Nocenti. Era al liceo, invece, che aveva conosciuto Angelica. Per diverso tempo, l’aveva frequentata solo per via degli studi comuni, dapprima a scuola e in seguito grazie alle lezioni private di violoncello, impartitegli alla Villa, quando era ancora solo una casa di famiglia. A volte, la mamma di Angelica l’accompagnava al piano e quei pomeriggi trascorsi con i Nocenti lo facevano sentire accolto e amato più di quanto si sentisse nella sua stessa famiglia, con genitori quasi sempre in viaggio e nessun fratello a fargli compagnia. In quanto agli amici, avendo un carattere piuttosto riservato e solitario, non avrebbe saputo elencarne più di due ed erano come lui molto studiosi e poco inclini alla vita sociale. Fu dunque probabilmente per le sue assidue frequentazioni di casa Nocenti, che, al secondo anno di università, Alessandro decise che era arrivato il momento di fidanzarsi con Angelica, l’unico essere coetaneo con cui avesse sviluppato un qualsivoglia legame. Il carattere sempre allegro e solare di lei compensava i suoi silenzi e il suo temperamento malinconico. Con Angelica si sentiva perfettamente a suo agio e in più entrambi condividevano la passione per la musica e la lettura. Era facile parlare e confidarsi con lei e si immaginava che una vita insieme sarebbe trascorsa senza grossi scossoni, nella tranquillità della routine familiare. A sua volta, Angelica aveva accettato la proposta di fidanzamento come una naturale evoluzione della loro amicizia e le cose, inizialmente, erano andate anche molto bene tra di loro, forse perché, prima di tutto il resto, quella relazione rappresentava il primo vero tentativo di Angelica di smarcarsi dal controllo paterno. Con il tempo, però, Alessandro si era dimostrato ansioso ed eccessivamente protettivo nei confronti della fidanzata, che già mal sopportava le restrizioni alla libertà imposte dal padre. Vani furono i tentativi della ragazza di cambiare l’atteggiamento del futuro sposo e quando, infine, all’iperprotezione si aggiunse anche la gelosia, Angelica si ribellò e troncò di netto ogni loro rapporto. Da allora, erano passati tre anni, ma Alessandro non sembrava ancora essersi rassegnato e, periodicamente, tornava a bussare alla sua porta nella speranza di riconquistarla. 

lunedì 15 marzo 2021

Il Diario di Suzanne. È un oggetto il vero protagonista della storia.

Non sono mai riuscita a tenere un diario, nonostante in più occasioni mi sia sforzata di farlo. E per una ragione precisa. Posso parlare di me solo instaurando un dialogo e non riesco a farlo con un oggetto inanimato. L'idea di affidare alla carta riflessioni, sensazioni e sentimenti, tuttavia, mi ha sempre affascinato e mi sarebbe piaciuto poter rileggere un mio vecchio diario, per incontrare la me che sono stata; non potendolo fare, quando ho iniziato la stesura del romanzo, ho deciso di creare un personaggio che si potesse conoscere unicamente attraverso le pagine del suo diario. Intorno a quel piccolo universo di carta ruota tutto il racconto e per questo potremmo dire che ne sia il vero protagonista.

Suzanne è una ragazza irrequieta, ribelle, forse, che lascia la sua casa e il suo Paese per una lunga vacanza da cui non tornerà indietro per anni, affascinata dall'Oriente e da un uomo che diventa presto suo marito. Per fare tutto questo rompe i legami con la sua famiglia d'origine, sacrificando molte cose per un futuro incerto. Poi, all'improvviso, abbandona tutto per tornare in patria. Cosa l'ha spinta a partire, in entrambi i casi? E soprattutto, come ha potuto abbandonare un figlio piccolo? Cosa la tormentava? Le risposte a queste domande si celano tra le pagine del suo diario.

Ve ne lascio un assaggio in questo estratto:

***

Beijing, 16 ottobre 1983

Devo essere pazza. Sono partita due settimane fa per un Paese lontano e sconosciuto, unicamente per ripicca. Pensavo di restare qui solo una decina di giorni, ma questo viaggio in Cina mi sta rapendo l’anima! Ho deciso persino di iniziare un diario per raccogliervi le mie tante emozioni e testimoniare a chi vorrà leggerlo che non sono la ragazza che molti pensano di conoscere e che nessuno potrà impedirmi di realizzare i miei sogni. Nel frattempo, però, dovrò fare i conti con una cultura molto lontana dalla mia e una situazione politica non proprio favorevole. Qui, agli stranieri non è consentito girare liberamente, tanto meno per me, che non parlo il mandarino. Fortunatamente, nel mio albergo ho trovato un uomo d’affari coreano che parla molto bene l’inglese e che si è offerto di condurmi a visitare la città. Oggi mi ha portata a vedere il Tempio del Cielo e domani, forse, visiterò la Via Sacra delle Tombe dei Ming. Conosce moltissime cose della Storia e della cultura cinesi ed è un cicerone perfetto, anche se non credo riuscirò mai a ricordare tutto quello che mi racconta. Faccio già fatica a ricordare il suo nome e quindi me lo scrivo, per evitare figuracce nei prossimi giorni: Mae Sang-Woo. 


 

lunedì 1 marzo 2021

Il viaggio di Jean è una chiamata.

Jonathan Douglas, direttore del National Literacy Trust dice: "Tutte le famiglie hanno delle storie da raccontare e a tutti i bambini piace ascoltarle. Le storie che leggono nei libri li aiutano ad entrare in altri mondi, ma le storie che sentono dai membri della famiglia li aiutano a capire il loro mondo, chi sono, da dove vengono e dove potrebbero andare. I racconti della nostra infanzia plasmano le persone che diventiamo e il mondo che creiamo."

Non è solo a motivo dell'abbandono della madre che Jean decide di partire. Ciò che più di tutto lo spinge a ribellarsi all'autorità paterna e a cercare Suzanne è infatti il rifiuto del padre di mantenerne viva la memoria. Il negare al figlio la consolazione del racconto e del ricordo. Facendo questo, Sang-Woo in sostanza nega al figlio la possibilità di crearsi un'identità libera e integra e probabilmente anche un futuro. Possiamo dire allora che il giovane non parta tanto per ritrovare la madre, quanto per incontrare se stesso.


giovedì 25 febbraio 2021

LA CASA GIALLA - Scheda Personaggio: Angelica Nocenti


Angelica è una ragazza solare, nonostante abba una storia abbastanza drammatica alle spalle. Villa delle Rose ha rappresentato per lei negli anni dell'infanzia e della prima giovinezza più di una casa: un rifugio sicuro, ma anche una prigione dorata in cui ha dovuto assistere al lento ed inesorabile decadimento psichico della madre, che l'ha condotta ad una prematura morte, pochi anni prima degli eventi narrati nel libro. Alla soglia dei trent'anni, è libera da legami e la scopriamo intenta a riflettere sul suo futuro subito dopo il rientro da un viaggio di studio in Inghilterra. Ha molti dubbi, ma è certa di due cose: non ne vuole sapere del suo ex, che vorrebbe tornare con lei, e spera di allentare il controllo che il padre ancora esercita su di lei.

Ecco l'estratto in cui il lettore la incontra per la prima volta.

***

Erano passati solo due giorni dal suo ritorno in Italia e ancora non si era riabituata ai profumi e alla luce della campagna toscana, dopo il grigiore degli ultimi mesi nella capitale inglese. Angelica aprì la porta della cucina ed uscì sulla veranda, dove gli ultimi quattro ospiti del b&b avevano appena terminato la colazione, prima di partire. Nel registro delle prenotazioni, non era annotato nulla per altre due settimane: un peccato, perché fine settembre aveva dei colori bellissimi e, nei dintorni, finalmente si potevano visitare borghi e città d’arte, approfittando di un clima favorevole e senza le solite folle di turisti che sciamavano da ogni dove durante l’estate. Ma, in fondo, era meglio per lei. Si sarebbe goduta il rientro a casa come fosse una vacanza e poi avrebbe finalmente deciso cosa fare della propria vita. Aveva rimandato troppo a lungo, trovando mille e mille scuse per non fare mai una scelta. L’ultima era che aveva bisogno di migliorare il suo inglese e certo non le si poteva dare torto, visto che suo padre lavorava nel campo dell’accoglienza turistica. Le piaceva il contatto con la gente e soprattutto le piaceva vivere in campagna. Affiancare il padre nella gestione di un Bed & Breakfast era perciò sicuramente un’opzione... eppure, quella possibilità non la convinceva fino in fondo. Tutto il suo mondo, escludendo la breve parentesi londinese, aveva sempre ruotato intorno a quella grande villa e alla sua famiglia. Se ci pensava bene, a parte la musica, i suoi libri e quella casa, non conosceva nulla del mondo. E più il tempo passava e più si sentiva insoddisfatta, chiusa in una gabbia dorata, dove non aveva bisogno di niente, eppure, in qualche modo, di tutto. Il padre aveva dedicato la sua vita a due cose: la musica, che insegnava al Conservatorio come maestro di violoncello e lei, viziandola e concedendole ogni lusso gli consentissero le sue finanze. Tentava, a modo suo, di compensare una figura materna pressoché assente, smarrita in un mondo tutto suo, fatto di piccoli lavori di giardinaggio e di lunghi pomeriggi trascorsi al pianoforte. Lui sapeva quanto la moglie amasse la loro figlia, ma era altrettanto consapevole che non fosse in grado di occuparsene, avendo lei stessa bisogno di cure costanti contro una depressione profonda che, giorno dopo giorno, la alienava sempre più dal resto del mondo. Poi, in seguito alla sua prematura dipartita, Vieri Nocenti si era dedicato alla ragazza con tale impegno da risultare quasi soffocante ad un osservatore esterno e questo atteggiamento eccessivamente protettivo aveva finito per minare la sicurezza e l’autostima di Angelica, che ora si dibatteva in un mare agitato da cui non sapeva come uscire con le sue sole forze.


sabato 6 febbraio 2021

Il protagonista de La Casa Gialla è un FLOWER BOY. Ma cos'è un FLOWER BOY?

Il termine Flower Boy, in Corea, identifica un uomo dai tratti delicati, il più delle volte in contrasto con un corpo snello e tonico con addominali scolpiti. Un FB cura maniacalmente il suo aspetto e consuma molti cosmetici per la cura della pelle. Essere un bel ragazzo è qualcosa a cui gli uomini coreani aspirano attivamente, motivo per cui, nel 2011 sono stati responsabili di un quarto delle vendite mondiali di cosmetici realizzati appositamente per gli uomini. Inoltre, i flower boys non disdegnano il trucco, né accessori o, in alcuni casi, anche capi d'abbigliamento dal taglio femminile (senza arrivare all'utilizzo di gonne, vestiti o tacchi).  Sono flower boys gli 'idol' del k-pop, per esempio. 
In ambito occidentale, esiste un termine paragonabile in uso nel mondo anglofono: metrosexual. (vedi anche questo articolo.)
In generale, l'aspetto pulito e curato dei flower boys è ancora molto lontano e difficilmente apprezzato dalla cultura dominante in occidente, che tende ad etichettare il loro aspetto come deviante, nel migliore dei casi troppo effemminato, se non appartenente alla categoria della fluidità di genere. 
Il tema del contrasto alla 'mascolinità tossica' intanto si sta però affermando anche da noi e credo che, con il tempo, sapremo guardare con altri occhi a fenomeni come questo.















Nelle foto, l'attore
Jang Keun Suk




Qui di seguito, eccovi l'estratto in cui Silvia Nocenti si accorge della presenza di Son-Jun.

***

Mentre riabbracciava forte Angelica, vide una figura maschile scendere le scale. Era vestita con un maglione arancione come le scarpe e dei pantaloni di velluto lucido di un bel marrone terra di Siena. Portava i capelli lunghi, raccolti sulla nuca e con delle ciocche sapientemente lasciate libere ai lati. Sugli anulari notò, a destra, un anello con una grande pietra nera e, a sinistra, una fascia d’argento. Mani da pianista. Mentre scendeva, ne alzò una per scostare con il mignolo la lunga frangia che gli nascondeva parzialmente il viso. All’improvviso, si fermò su un gradino ad osservare la scena sotto di lui. Silvia era l’unica persona che non gli dava le spalle e quindi l’unica a vederlo, in quel momento. I loro occhi si incrociarono e lui sorrise. Era un sorriso sincero e luminoso e lei pensò di trovarsi di fronte ad un giovane uomo dalla personalità abbagliante quanto il suo aspetto. La serata si presentava inaspettatamente interessante. 



sabato 30 gennaio 2021

LA CASA GIALLA - Scheda personaggio: Silvia Nocenti

 

Silvia Nocenti è la sorella maggiore di Vieri, il proprietario di Villa delle Rose, con cui ha un rapporto conflittuale da sempre. Dopo un divorzio turbolento, si è ritirata in una grande casa, dove ogni mercoledì riceve degli amici per giocare a bridge. È appassionata di giardinaggio ed è esperta di rimedi naturali per la cura delle sue piante. Ha vissuto per molti anni lontano dalla sua Toscana, dove è tornata per occuparsi della nipotina quando la salute mentale della cognata era ormai gravemente compromessa. Anche per questo è diventata una seconda madre per Angelica, che con lei si confida volentieri.

Nel seguente estratto, la vediamo appunto alle prese con la nipote:

***

La casa di Silvia Nocenti era un bell’edificio su due piani, a pianta rettangolare e in pietra a vista, ai piedi di una collina. La proprietà era assai più modesta di quella che il fratello aveva ereditato dal padre. I terreni si limitavano ad un grande giardino, che, sul fronte della casa, era arricchito da bellissime aiuole che fiorivano in periodi diversi, offrendo perciò all’occhio del visitatore, in ogni stagione, una giusta proporzione di colore. Di quelle piante, si occupava personalmente la zia, che era nota in paese per il suo pollice verde. Era nota anche per il suo interesse e per la sua pluriennale esperienza nel campo della lotta biologica agli afidi e agli altri parassiti, per cui si riforniva unicamente di oli e decotti che non arrecassero danni alla restante fauna. Questa era diventata quasi un’ossessione per lei, tanto che si era iscritta anche a diverse associazioni che diffondevano la permacoltura ed altre coltivazioni biologiche. Argomento di cui discuteva spesso animatamente con Vieri, che invece era un feroce sostenitore delle sostanze chimiche, secondo lui più efficaci ed affidabili. Fu appunto in giardino che la nipote la trovò, inginocchiata accanto a dei germogli di una qualche verzura.

“Maledetta cocciniglia! Quest’anno mi sta infestando qualunque cosa sia anche remotamente colorata di verde. Devo procurarmi altro olio bianco..."

Angelica agitò una mano in segno di saluto.

“Ciao, zia! Niente bridge, questa sera?”

La zia la guardò preoccupata. Si accorse che il sole sarebbe tramontato di lì a breve.

“Ma perché, che ore sono? Oh santo cielo, ma hai ragione. È tardi! Sono già quasi le sette e devo ancora cambiarmi e preparare gli stuzzichini per gli ospiti!”

“Tranquilla, zia. Ci sono io. Però, in cambio del mio aiuto, dovrai ospitarmi per la notte. Dopo la partita, ho bisogno dei tuoi saggi consigli.”

La donna strinse gli occhi in una fessura, cercando di capire di quali consigli si trattasse, ma le borse sotto gli occhi della ragazza e l’aria malinconica che traspariva dal suo sguardo non le lasciavano molte alternative. Era certa che si trattasse di questioni di cuore. Oppure di un'ennesima discussione spiacevole con Alex o con il padre. O tutto quanto assieme. Ma in ogni caso l’avrebbe scoperto a breve, quindi si alzò senza perdere altro tempo e diede disposizioni alla nipote perché si mettesse subito all’opera, in cucina.


lunedì 25 gennaio 2021

Recensione de La Casa Gialla di Lucia Accoto (giornalista)



Oggi mi sono svegliata particolarmente bene. Ho trovato nella mia posta un link alla recensione di una giornalista che un mese fa aveva ricevuto la copia fresca di pubblicazione de La Casa Gialla. Mi ha spiazzata. Ha colto alcuni aspetti che credevo sarebbero passati inosservati ad una prima lettura. Temi delicati e personali. Ma evidentemente Lucia Accoto (sopra nella foto) non è solo una lettrice avida e arguta, ma anche una professionista che ama approfondire, di quelle persone che prendono appunti a margine del testo. Che altro dire... vi lascio alla lettura del suo pezzo.

Qui trovi la recensione completa. 



lunedì 18 gennaio 2021

LA CASA GIALLA - Scheda personaggio: Tancredi

 

Tancredi è il giardiniere di Villa delle Rose, dove è succeduto al nonno, che prima di lui e per molti anni si era occupato della proprietà della Famiglia Nocenti. È un giovane ambizioso, che desidera viaggiare e spera di riuscire presto ad andarsene dal b&b per inseguire i suoi sogni. 

Nell'estratto che segue, lo vediamo alle prese con Anna, la cuoca.

***

Anna, cuoca e tuttofare di Villa delle Rose, aveva appena terminato di riassettare la cucina e si apprestava a fumarsi la prima sigaretta della giornata nel dehors, quando, con la coda dell’occhio, vide che il gatto nero di casa, un tipo smilzo dagli occhi verdi, stava entrando di soppiatto dalla porta-finestra socchiusa dietro di lei, portando un uccellino morto tra le fauci.

“Sciò, via di qua, Merlino! Smettila di portare in casa animali morti. Lo sai che il tuo padrone poi te la fa pagare. Se vivi ancora qui, è solo grazie alla signorina Angelica.”

Tancredi aggiunse:

“Prima o poi lo avvelenano, quel randagio...”

“Ma che dici? Adesso non esagerare!”

“Non sarebbe il primo gatto che fa una brutta fine, in questa famiglia...”

“Ma solo perché i giardinieri di casa si dimenticano sempre aperto il casotto degli attrezzi. Il gatto della signora Aimée morì proprio perché si mangiò il veleno per topi che stava sullo scaffale nel casotto.”

Tancredi tirò su col naso e si lisciò la barba incolta.

“Sarà... ma se non fosse per la paga, io qui non ci verrei più a lavorare. Aveva ragione mio nonno quando mi raccomandava di stare lontano dalla Villa. Prima di morire, mi ripeteva spesso di “non andare a lavorare alla 'casa del nido del cuculo’”.

“Non ci sono cuculi nella proprietà.”

“No, era una metafora... voleva dire che questa era una casa di pazzi, per via di quel film con Jack Nicholson.”

Anna si portò una mano alla bocca.

“Vuoi dire che la signora Aimée avrebbe avvelenato il suo gatto?” 

“No. Sto solo dicendo che–“

Il giovane alzò all’improvviso gli occhi verso una finestra del piano superiore. La cuoca le dava le spalle, perciò non vide quello che aveva attirato l’attenzione di Tancredi. Certo qualcosa che lo innervosì tanto da fargli spalancare gli occhi ed interrompere subito la conversazione. Afferrò dunque il rastrello che aveva appoggiato ad un albero e si dileguò, prima che Anna potesse fargli altre domande.

***

sabato 9 gennaio 2021

LA CASA GIALLA - Scheda personaggio: Vieri Nocenti

 

È il proprietario di Villa delle Rose,  una grande casa patrizia sulle colline delle crete senesi. Dopo esser diventato vedovo, ha trasformato la residenza di famiglia in un b&b, dove vive con la figlia non ancora trentenne. È professore di violoncello ed insegna al Conservatorio. Piuttosto riservato e asciutto nei modi, si dimostra iperprotettivo e assillante nei confronti della figlia, con la quale cerca di far valere la propria autorità paterna, nella speranza di condizionarne le scelte di vita.

***

Qui lo trovate in un estratto in cui il protagonista lo incontra per la prima volta:

Davanti all’ingresso principale, [Son Jun] venne accolto da un uomo di mezz’età con capelli e barba bianchi. Aveva un’aria molto aristocratica e fiera, con un vezzo da intellettuale che lo faceva chiaramente identificare con il proprietario della villa. Sembrava un uomo dedito alla lettura e ad altri ozi di tipo culturale. Forse l’avrebbe preso in simpatia, se avesse saputo che era uno scrittore. O almeno lo sperava.

“Buon giorno! Non ho prenotato, ma sarei felice di sapere se avete la disponibilità di una stanza singola... possibilmente a buon prezzo.”

L’uomo guardò spazientito il costoso orologio che portava al polso. Poi tornò a concentrarsi sull’ospite inatteso.

“Cosa intende, esattamente, con “buon prezzo”?” 

Jean si schiarì la voce.

“Ecco, sono uno scrittore in cerca di ispirazione e non ho purtroppo molta disponibilità, sino a che non avrò pubblicato il mio libro.”

Restò con il fiato sospeso, mentre veniva squadrato da capo a piedi, con cipiglio severo.

“Intende dire che dovrei farle uno sconto in cambio di qualche copia del suo prossimo libro?”

Jean arrossì per l’imbarazzo.

“Non mi permetterei mai. Speravo di poterla aiutare con il giardino, oppure nel cantiere che avete giù alla dépendance...”

“Mi chiede una stanza senza conoscerne il prezzo e senza sapere che tipo di ambiente offriamo ai nostri ospiti. Non è un po’ avventato? Oppure l’ha mandata qualcuno?”

Jean colse la palla al balzo e mentì.

“Ho visto le foto e le recensioni su Tripadvisor. Mi sono innamorato subito di questo posto, credo che restare qui per un po’, mi aiuterà a finire prima il libro.”

Il proprietario della villa lo squadrò nuovamente, pensieroso, prima di emettere il suo verdetto.

“Non ho prenotazioni per le prossime due settimane. Se è disposto a dare una mano al giardiniere, ci sono un po’ di lavori da finire prima dell’inverno. Potrebbe pagarmi la metà del prezzo normale, in cambio di una decina di ore di lavoro settimanali. Posso farle... 45 euro al giorno, compresa la prima colazione, che ne dice?”

Jean gli sorrise soddisfatto.

“D’accordo. Grazie mille! Mi chiamo Jean Mae, a proposito.”

Dopo un attimo di esitazione, in cui Jean scorse un rapido moto di smarrimento, l’uomo annuì, accennando persino ad un sorriso.

“Piacere. Sono Vieri Nocenti, il proprietario di questa villa. Entri pure e dica ad Anna, la nostra governante, di darle la camera bianca e che ha già parlato con me. Io stavo uscendo e sono già in ritardo. Spero che la vista sul giardino sia di suo gradimento e le permetta di scrivere un best seller. Con permesso..."

***


venerdì 8 gennaio 2021

LA CASA GIALLA - Scheda comparsa: Renée.

 

Renée (qui nell'illustrazione di Isabella Zangilrolami, che ha curato anche la copertina de LA CASA GIALLA) è uno di quei personaggi del libro inseriti per puro diletto, come semplici comparse, allo scopo di mettere in luce alcune caratteristiche del personaggio principale. Qui sotto vi regalo l'estratto in cui appare nel primo capitolo, sulla scena di un bistrot parigino. 

Buona lettura!

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[...] Jean si voltò e vide, nell’arco della porta, una matrona vestita interamente di rosso vermiglio. Vermigli erano anche il rossetto e le unghie affilate e curate. La veste le stava stretta sul petto e sui fianchi ed era di fattura mediocre, ma il cappello che la sormontava era sicuramente un accessorio inusuale, non tanto per la foggia ardita che lo faceva assomigliare ad un vascello adornato di frange, né tantomeno per il lusso che avrebbe voluto ostentare, bensì soprattutto per il contrasto cromatico che opponeva al fulvo argentato della di lei capigliatura, ovvero proprio ciò che un cappello degno di tal nome avrebbe dovuto invece armoniosamente complementare. Nell’insieme, una visione non certo adatta ai deboli di cuore. Jean tuttavia non batté ciglio e fu lesto nel precedere il tentativo della donna di dar voce ad una sua probabile richiesta di attenzioni indirizzata al gestore. La prese dunque sotto braccio e la condusse al tavolo più vicino, poi, con un elaborato inchino, le chiese il permesso di offrirle un caffè in cambio di una domanda. La donna sembrò aver frainteso la cavalleria del giovane e affascinante uomo al suo cospetto e il suo sguardo carico di sottintesi certo non gli lasciò alcun dubbio circa il tipo di interesse che era riuscito a risvegliare in lei. Per dovere di chiarezza, si spinse comunque ad allungare una mano verso di lui, per ghermirgli un avambraccio. 

“Mi chieda pure tutto quello che vuole... bel ragazzo d’Oriente. Mi chiamo Renée, a proposito.” 

Purtroppo per la donna, la conversazione terminò non appena anche lei si trovò costretta ad ammettere di non conoscere la chiesa parrocchiale della foto e di non ricordarne neppure il nome. Tentò ancora di intrattenere il suo ospite, prima strattonandogli il braccio e poi deviandone l’attenzione sulla procacità della scollatura, ma non ottenne neppure un’occhiata furtiva di sguincio. La delusione la costrinse allora ad incurvare le spalle ed abbassare lo sguardo e, per un istante, sembrò che il vascello stesse per inabissarsi. 

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domenica 3 gennaio 2021

LA CASA GIALLA - Scheda personaggio: Chantal de Molay


Chantal  è una giovane studentessa parigina di lingue orientali alla Sorbona, che lavora come truccatrice nei ritagli di tempo. È vivace e piena di iniziativa. Si prende subito una sbandata per Jean e coglie l'occasione di aiutarlo nelle sue ricerche per poterlo seguire. Ha un'animo un po' gipsy ed è franca e diretta. Forse anche troppo. Sa bene quello che vuole e si dimostra determinata nel perseguirlo. Nel corso della storia rivelerà una maturità maggiore di quella che le si potrebbe attribuire di primo acchito.

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Ecco qui un breve estratto del libro in cui Jean e Chantal si sono appena conosciuti per caso... Buona lettura!


(Illustrazione di Isabella Zangirolami)

Nella stanza calò il silenzio. Per l’imbarazzo di non saper come avviare la conversazione, nel caso di Chantal e per la fame, nel caso di Jean, che in presenza dell’anziana si era trattenuto a fatica, ma ora si stava letteralmente ingozzando senza darsi pena di usare le buone maniere, neppure in presenza di un’ospite. Quest’ultima ne approfittò per osservarlo meglio. Aveva i capelli di un castano scuro, leggermente mossi e le parve di scorgervi anche qualche riflesso ramato. Erano lunghi fino a toccargli le spalle, se ricordava bene, ma ora li portava raccolti in alto, in una sorta di chignon improvvisato, tenuto stretto da un elastico arancione. Ciuffi di capelli gli ricadevano ai lati di un volto dall’ovale perfetto, la lunga frangia gli copriva parzialmente un occhio e parte della guancia sinistra. Il naso era dritto, perfettamente simmetrico e ben proporzionato. Gli occhi allungati erano sormontati da sopracciglia dai contorni netti, folte, ma ordinate e le ciglia nerissime erano stranamente lunghe. Lui sollevò lo sguardo, sentendosi osservato. Le iridi sembravano dei pozzi neri, in quel momento, eppure lei ricordava chiaramente che fossero nocciola, alla luce del sole. E in quell’istante - esattamente come il sole - le appariva bello e luminoso. Arrossì per la seconda volta in un giorno. Un evento assai raro, per lei! Si schiarì la voce, prima di parlare.

“Tu sei un artista, vero?”

Jean posò i bastoncini e si pulì la bocca.

“Cosa te lo fa pensare?”

“Principalmente il tuo aspetto, direi e il fatto che sei evidentemente uno spiantato.”

Jean abbassò gli occhi e trattenne una risatina.

“E che artista pensi che sia?”

“Da come sei vestito, mi verrebbe da dire... musicista... ma potresti anche essere un attore, o più probabilmente un modello!”

Jean scosse la testa.

“Sbagliato. Io scrivo. Libri gialli, per essere precisi. Non sono ancora arrivato alla fama, ma ci sto lavorando.”

“Però ho indovinato che sei uno spiantato, giusto?”

“Diciamo che sono in una momentanea situazione di instabilità economica. Sono appena arrivato in Europa e non ho molti risparmi, quindi dovrò arrangiarmi trovando dei lavoretti...”

Chantal fece un salto sulla sedia.

“Allora forse io posso aiutarti! Ti ho detto che studio all’Università, ma questa non è la mia sola occupazione. Nel tempo libero (cioè la maggior parte), lavoro come truccatrice per un’agenzia di modelli. Potrei presentarti. Sono abbastanza sicura che ti prenderanno; stanno facendo dei casting proprio in questi giorni!”

Jean si versò del soju, concedendosi del tempo per riflettere seriamente sulla proposta.

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venerdì 1 gennaio 2021

giovedì 31 dicembre 2020

LA CASA GIALLA - Scheda personaggio: Mae Son-Jun (Jean)

Iniziamo oggi la presentazione dei personaggi del libro, partendo proprio dal protagonista...

Son-Jun, o meglio Jean come preferisce essere chiamato, è di mamma francese e padre coreano.

Ha 33 anni e vive a Seoul con il padre, il vecchio patriarca della famiglia, che con il figlio maggiore, nonché fratellastro di Son-Jun, gestisce un'impresa.

È un ribelle, secondo i canoni sociali del suo Paese e la pecora nera della famiglia. Dopo l'ennesimo litigio con il padre, decide di partire alla ricerca della madre, che è praticamente fuggita dalla Corea ventinove anni prima abbandonandolo in circostanze poco chiare e che da allora non può più neppure essere nominata in casa.

Sta tentando la carriera dello scrittore di gialli, ma ricorda di più un rocker spiantato nei modi e nell'abbigliamento. Dotato di lineamenti delicati - quasi femminei per l'ottica occidentale - e di un fascino naturale, che lo rende molto popolare tra le donne, gentile e affabile, a tratti infantile, maturo e profondo in altri momenti, ha un modo tutto suo di farsi strada e trovare alleati nel corso del viaggio di ricerca che lo porta prima in Francia e poi in Italia.

Questo personaggio, interamente frutto della penna dell'autrice,  veste i panni di Jang Keun Suk, l'attore (nonché regista, modello, cantante e producer) sud coreano che l'ha ispirato, in particolare attraverso i suoi lavori "Mary è stata fuori tutta la notte" (serie TV) e "Budapest Diary" (corto).

Ecco un estratto del libro dove incontriamo per la prima volta il protagonista... Buona lettura!

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Finalmente realizzava il suo sogno; anzi no, si trattava piuttosto di una scommessa con se stesso. Partiva senza (quasi) un soldo in tasca per l’Europa e senza nemmeno sapere esattamente quando sarebbe tornato. Tutto per rivedere lei, una madre di cui riusciva a malapena a ricordare il volto.

“Non ti permetterò di lasciare la Corea. Sai che posso farlo.”

Nella luce fioca di quell’ultima sera estiva, il volto del padre aveva un che di grottesco.

“Non ti sembra assurdo minacciarmi come fossi un liceale? È anche un po’ tardivo questo tuo discutibile senso paterno, non credi? Direi che a trentatré anni posso andarmene a pieno titolo da questa casa e–“

“Quando ti sarai tagliato i capelli e ti sarai trovato un lavoro decente, ne riparleremo. Fino adesso sono stato più che generoso con te. Ho lasciato che scorazzassi libero e facessi le tue esperienze, mentre tuo fratello si occupava delle cose serie. Ma ora basta!

Sang-Woo batté con forza una mano sulla scrivania, rischiando di danneggiare ulteriormente le sue dita, che avevano iniziato a deformarsi per l’artrite.

“A trentatré anni suonati, è tempo che abbandoni quei tuoi sogni infantili e diventi un uomo. Non ti chiedo di lavorare in azienda - fossi matto! - e nemmeno di restare in questa casa. Trovati una moglie, metti su famiglia e occupati di loro come un buon padre dovrebbe. Senza troppi grilli per la testa..."

A Son-Jun - o meglio, a Jean, come preferiva essere chiamato - ronzavano le orecchie. Provava una strana sensazione di estraneità. Strana, perché aveva sentito quei discorsi già mille volte, eppure ora gli sembrava appartenessero ad altri, e nelle sue orecchie risuonavano appena, come un’eco lontana e indecifrabile; semplicemente non lo raggiungevano più. Presto, non ne sarebbe rimasta traccia nella sua memoria. Strano che fosse suo padre, quell’uomo dai lineamenti severi, sempre accigliato, con una figura imponente che rimpiccioliva la stanza. Strano che le sue parole avessero persino smesso di ferirlo. Non nutriva più alcun dubbio, era tempo di partire. Mentre il soliloquio dell’anziano proseguiva, Jean roteò un’ultima volta gli occhi, si passò una mano sul petto, ad alleviare le tracce residue di un peso sopportato troppo a lungo, e abbassò la testa e il torso in segno di commiato. L’unica concessione alle rigide tradizioni del suo Paese che intendeva permettersi ancora.

“Addio, padre. Fattene una ragione!”

Con un gesto plateale che rischiò di trascinare con sé i portaritratti sulla scrivania paterna, si buttò sulle spalle la sacca di pelle che aveva appoggiato accanto ai piedi e uscì dallo studio con le due sole falcate di cui le sue lunghe gambe sottili avevano bisogno. Non si sarebbe mai più voltato indietro.

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domenica 27 dicembre 2020

Di cosa parla La Casa Gialla?

Sinossi:

Mae Son-Jun è un autore di gialli franco-coreano di trentatré anni. Quando ne aveva solo quattro, la madre abbandonò la famiglia a Seoul all'improvviso. Anni dopo, l'uomo ritrova per caso una foto che la ritrae da giovane di fronte ad una chiesa di Parigi; decide così di partire per l'Europa alla sua ricerca. Dalla Francia, le tracce raccolte lo condurranno fino alla campagna toscana, dove il mistero del suo passato si intreccerà con il destino di un'altrettanto misteriosa famiglia.

Eccovi una piccola video presentazione:




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